PARROCCHIA SAN GREGORIO - AGRIGENTO
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La Storia
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Le origini  del titolo parrocchiale

 

 

Il titolo della parrocchia S. Gregorio trova la sua origine nella cura pastorale che i Vescovi agrigentini (Giovan Battista Peruzzo, Giuseppe Petralia, Luigi Bommarito, Carmelo Ferraro), pastori premurosi, hanno profuso per il popolo agrigentino.

Che una parrocchia ancora non fosse stata intitolata al nostro santo risulta strano ma nello stesso tempo comprensibile per la mancata devozione locale e forse per la complessità della sua vita.

 

Il titolo della parrocchia viene attribuito a quella realtà rurale che si trovava in piena Valle dei Templi in località Porta Aurea[1], ai piedi della collina dei templi, dove si trova il  Tempio della Concordia  che Gregorio consacrò a Cattedrale della cristianità agrigentina[2] dedicandolo ai Santi Pietro e Paolo.

La parrocchia è eretta con Bolla Vescovile del 25 gennaio 1963 (riconosciuta civilmente con D.P.R. del 6 febbraio 1964, registrato alla Corte dei Conti l’11 marzo 1964 reg. 182, foglio 10) e il  primo parroco fu don Calogero Butera, al quale fu affidata la cura pastorale di una popolazione residente di 250 persone circa, come risulta dalla certificazione rilasciata dal Sindaco della Città in data 8 febbraio 1963[3].

 

Per prima sede della erigenda parrocchia il Vescovo Mons. Giovan Battista Peruzzo aveva pensato all’area dell’ex stazione Sanitaria Antimalarica sita in Porta Aurea, avanzandone richiesta alla direzione Generale del Demanio in data 6 dicembre 1962. Tra gli atti non risulta alcuna lettera di risposta ed, considerate le scelte poi compiute, è ipotizzabile un diniego da parte del Demanio, infatti il 19 giugno 1963 il geom. Gaetano Parisi deposita presso l’ufficio amministrativo della Curia una relazione tecnica, nella quale descrive lo stato di un locale da adibire a sede della parrocchia.

 

“Il vano   è di proprietà del geom. Stefano Tabbone ed è sito in contrada Bennici … ] nel plesso della villa Letizia-Porta Aurea e fa parte integrante del fabbricato destinato ad abitazione mezzadrlie ed è attiguo ai magazzini appartenenti alla stessa azienda agricola a cui si accede dalla via Maddalusa. Detti locali sono tutti di nuova e recente costruzione e quindi in ottime condizioni d‘uso e di stabilità. Il locale destinato alla chiesa parrocchiale ha una superficie interna di mq. 40 […]. Ha i muri intonacati con malta cementizia e lisciati a cazzuola, ha la copertura a terrazza …Ha capacità di affollamento di 60 persone.

Inizia così la vita della parrocchia San Gregario in un locale precario!

Considerata la situazione e comprendendo che il bene spirituale e umano e la cura pastorale di quella porzione di popolo di Dio è compito della Chiesa tutt, il vescovo Peruzzo, per garantire un sereno svolgimento delle attività  e dell’azione pastorale del parroco, in data 27 giugno 1963, prende impegno scritto “per (se) e per i suoi successori a provvedere alla abitazione del titolare del nuovo ente curato, fino a quando l’ente stesso non avrà la disponibilità di una propria casa canonica. Si prende impegno, altresì, di provvedere allorché la parrocchia in parola avrà avuto la disponibilità di tale immobile, alle relative spese di imposte, manutenzione ed eventuale assicurazione fino a che le spese non potranno essere poste a carico della Chiesa”[4].

 

Nell’Archivio amministrativo della Curia si trova un inventario dettagliato, dal quale risulta che la parrocchia, pur se nello stato di precarietà, aveva tutto il necessario per svolgere gli atti di culto e esercitare l’azione pastorale che i tempi permettevano.

La parrocchia fu eretta in quella zona, non solo per garantire un beneficio e la congrua a un sacerdote, ma perché quella zona, alle porte di San Leone, allora era in piena attività agraria e nello stesso tempo si prevedeva una certa espansione.

Nel locale della parrocchia fu celebrato un matrimonio (Vol. I, p. 8, n° 1)  e un battesimo (Vol. I, p.43, n° 84)[5].

Gli eventi naturali e le scelte politiche però condizionano  la vita delle comunità e la frana del 1968 condizionò la vita della popolazione agrigentina, l’espansione della città e naturalmente l’impegno missionario della Chiesa.

 

A seguito della frana e della individuazione delle periferie della città come luogo di espansione edilizio il titolo della parrocchia di Santa Croce segue i suoi fedeli a Villaseta, quello di San Lorenzo dal centro a Monserrato, quello di San Nicola dalla Valle a Fontanelle e quello di San Gregorio da Porta Aurea a Cannatello-Zingarello.

 

In data 29 giugno 1975 il vescovo mons. Giuseppe Petraia, con suo decreto attua il trasferimento del titolo parrocchiale dandone le motivazioni nell’atto di revisione dei confini parrocchiali delle parrocchia interessate.

“Considerato: che la Parrocchia di S. Gregario, sita in territorio di Agrigento, zona Porta Aurea, a causa del divieto di costruire nella vallata dei Templi, non ha avuto quello sviluppo edilizio che si prevedeva ed è rimasta con pochi fedeli;

che nella contrada Fiume Naro sono state costruite molte villette e ne sorgono continuamente delle altre per cui si sente la necessità di dare assistenza religiosa ai molti fedeli che specialmente durante l’estate vi abitano e che non possono avere, a causa della notevole distanza, adeguata cura spirituale dal parroco di San Leone; […][6].



[1] Nella vita di Leonzio è il luogo nel quale Gregorio viene accolto ad Agrigento come Vescovo

[2] R.M.Bonacasa Carra, Agrigento paleocristiana, Palermo 1997 p.12

[3] Archivio Amministrativo della Curia di Agrigento

[4] Archivio Amministrativo della Curia di Agrigento

[5] Nella successione cronologica trovano posto dopo altri atti, perché il sac. Nazzareno Ciotta fece opera di ricostruzione dell’archivio parrocchiale  quindi furono  trascritti al loro ritrovamento. Dell’atto di matrimonio si trova l’originale allegato al registro.

[6] Archivio Amministrativo della Curia di Agrigento

 
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