PARROCCHIA SAN GREGORIO - AGRIGENTO
Orario Messe

 
Omelia del vescovo per la Dedicazione
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FINALMENTE E' ARRIVATO IL MOMENTO


Finalmente! È l'esclamazione gioiosa che in molti stasera tiamo pronunciando. Finalmente è arrivato il momento della consacrazione e dell'inaugurazione della nuova Chiesa di S. Gregorio. Finalmente! lo ripete don Giuseppe che assieme a don Ignazio, come dei caterpillar o dei bulldozer, sono andati avanti sino a metterci tutti insieme qui stasera.

Finalmente! Lo dice la comunità dei credenti di questo rione, che, insieme ai loro sacerdoti, con grande coraggio e impegno hanno creduto, voluto e contribuito che il sogno, partito da lontano e che è costato e costa non pochi sacrifici, ora è diventato realtà.
Finalmente! lo dice chi con alta professionalità e con intelligenza ha progettato e faticato, assistito dai suoi collaboratori, perché stasera si possa ammirare e abitare questa casa.

Finalmente! Lo afferma chi ha espresso con abilità le sue doti artistiche rendendo bello questo luogo santo.
Finalmente! Lo dicono i membri dell'ufficio beni culturali e tecnico della curia Diocesano che con intelligenza hanno coadiuvato il loro direttore.

Finalmente! Lo possono dire quanti, in varia maniera, amministratori cittadini e regionali, responsabili della Sovrintendenza, a cominciare dal dirigente, quadri del Genio Civile, hanno contribuito all'ideazione e alla realizzazione di questa chiesa. Chiesa che, oltre ad essere un moderno edificio di culto, rispettoso e ben inserito nell'ambiente, è elemento di notevole qualificazione per questo territorio e per la città tutta.


Finalmente! Lo dicono l'impresa e le maestranze dei lavoratori che hanno messo a disposizione della comunità la loro fatica e le loro capacità e ora, con orgoglio, ammirano e fanno ammirare il frutto del loro prezioso lavoro.

Finalmente! Lo dico anch'io, che vedo la diocesi arricchirsi di un'opera d'arte e che posso consegnare alla comunità dei credenti di Cannatello il luogo in cui riunirsi e costruirsi sempre più famiglia e in cui lodare, ascoltare e pregare il Dio che abita i cieli e la terra.

A tutti va il mio grazie più sentito e sincero. Penso in questo momento anche al mio predecessore, Mons. Ferraro, che ha dato il via all'opera. Riconosco che è poca cosa dire un semplice grazie per una tale opera, ma la pochezza del grazie la trasformo in preghiera che chiede al Signore di ricompensare, alla Sua maniera - con abbondanza e magnanimità - quanti si sono adoperati perché si realizzasse questa Sua casa. Non ho fatto nomi per evitare di dimenticarne qualcuno. A tutti, membri di questa comunità, gentili autorità, sacerdoti, diaconi, ministri e presenti rivolgo il mio saluto e la mia gratitudine per la vostra presenza in un momento importante come questo. Sì, è momento solenne questo che stiamo vivendo, ma è anche, anzi soprattutto, momento di meraviglia. Meraviglia perché in questa nuova chiesa, dedicata a Gregorio, santo Agrigentino, da stasera è presente Colui che ha per casa l'intero universo, anzi che neppure l'universo può contenere. Possiamo dire, e qui sta lo stupore, che Dio, l'onnipotente e l'infinito, abita in mezzo a noi, ha la sua casa in mezzo alle nostre abitazioni. Egli insomma si fa nostro vicino di casa.

Questa chiesa, come ogni chiesa, è lo spazio - non solo materiale - in cui è presente e operante la santità di Dio, anzi qui è Dio stesso che elargisce a noi la sua santità.

Questa chiesa - altro motivo di meraviglia - ci ricorda che sulla terra noi siamo pellegrini e questo spazio è il luogo che il Signore ci offre per sostare, riposare, riprendere fiato e ristorarsi. Questa Chiesa ci invita a non dimenticare che il nostro cammino terreno è diretto verso la Gerusalemme celeste, e che durante questo pellegrinaggio l'edificio sacro è il luogo in cui è possibile anticipare e già gustare l'incontro e la comunione tra Dio e noi. Questa chiesa, come ogni chiesa, ci ricorda che ognuno di noi è casa di Dio, la dimora da Lui preferita.

Questo edificio, però, non può diventare un rifugio sicuro in cui rinchiudersi. Anzi. Alla nostra tentazione di vivere una fede intimistica, privata, ad occhi chiusi, questa chiesa con le sue vetrate che fanno vedere al di fuori, ricorda che qui ci è possibile ripetere l'esperienza dei due di Emmaus.

Entrare qui è incontrare il Risorto. Questo non ci permette di rinchiuderci in noi stessi, o di essere sfiduciati (noi speravamo), o nostalgici di un passato che non c'è più. Entriamo in chiesa perché sappiamo di appartenere alla stirpe di chi crede che la gioia e la speranza sono ancora possibili.

 Entrare qui è ricordare che il Risorto, grazie a noi e attraverso noi, vuole essere presente in questo mondo e che noi, attraverso le celebrazioni liturgiche, diventiamo scintille di un fuoco vivo, che sprigionandosi portano luce e calore nel mondo.

Questa chiesa, fatta di pietre, saldate tra loro, chiede che così deve essere la comunione tra noi, tale da creare un modo nuovo di convivenza.


Qui è possibile ritrovare fiducia nella vita, qui ognuno sente di essere un dono per gli altri. Qui ognuno impara a ri­scoprire in sé e negli altri i lineamenti del Volto di Dio. L'amicizia qui diventa fraternità, l'operare insieme diventa capacità di riconciliazione e di collaborazione per realizzare il comune progetto di liberazione.


Mentre l'ammiriamo, lasciamoci interrogare da questa Chiesa sulla "qualità" del nostro essere "pietre vive ed elette". Volerla fare diventare luogo di vita è avere la consapevolezza che bisogna dire di no ad una vita comunitaria piuttosto abitudinaria e senza entusiasmo, per evitare di essere pietre friabili e inerti, quindi di poca utilità.

 Immaginate cosa sarebbe questo luogo se ogni pietra, piccola o grande, fosse rimasta sparsa sul terreno. Non ci sarebbe. La bellezza di questo luogo non sta nelle singole pietre bensì nella loro composizione. Così è per noi. Siamo pietre rac­colte con amore dal Signore, unite le une alle altre, con ordine, tenute insieme dall'unico cemento che è l'amore del Signore.

 Un'altra cosa. Non dimentichiamo, entrando, di puntare lo sguardo sull'altare. Esso è il centro di questa casa. È il cuore. E' insieme pietra sacrificale e mensa. Su quest'altare, punto di unione fra terra e  cielo, quotidianamente si celebrerà l'alleanza fra Dio e gli uomini. Su quest'altare si celebrerà la vita che non muore, e la vita di ciascuno di noi s'immergerà nell' eternità. Presso l'altare, che è come un trono, noi incontriamo Colui che opera la nostra salvezza. Presso l'altare, nello stesso tempo, troviamo la Sua risposta: qui incontriamo il Dio-con-noi e non il giudice terribile, il Dio sollecito, che ha liberato Israele, che in Gesù ha avuto compassione delle folle, il Dio amico, fratello, sorgente viva della nostra fiducia, della nostra forza, della nostra pace.


Mi piace chiudere con le parole di S. Cesario: "carissimi, se vogliamo celebrare degnamente l'apertura di questo tempio, non dobbiamo distruggere con le nostre opere ingiuste il tempio che siamo noi. Vuoi una Chiesa tutta splendente? Non imbruttire la dignità della tua per­sona con il peccato. Desideri una Chiesa luminosa? Non dimenticare mai che Dio vuole che anche la tua persona non sia mai nelle tenebre dell'errore e dell'ignoranza, ma sia luce in Cristo. Come tu entri in questa Chiesa, così Dio vuole entrare nella tua vita".

 Guardiamo a Maria, oggi ricordata come madre del Carmelo, donna in cammino e donna della speranza, Preghiamola e imitiamola.

 



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